Gelateria, pomeriggio qualunque.
Entrano loro: coppia di italiani sui cinquant’anni, chiacchierano tra di loro fitto fitto. Italiano puro, dialetto incluso, volume medio-alto.
Ovviamente senza salutare. Perché il saluto, si sa, è opzionale.
Io e la mia collega li notiamo ma li lasciamo fare. Classico atteggiamento da “guardiamo prima, decidiamo dopo”.
A un certo punto lui si gira verso il banco.
Ci squadra.
Inspirazione profonda.
E all’improvviso cambia personaggio.
— Du iu spìc inglisc?
Io e la mia collega ci guardiamo per un microsecondo.
Confuse.
Perché fino a due secondi prima stava parlando italiano con la moglie, commentando i prezzi e ricordando una gelateria “migliore di questa” vista nel ’98.
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