Quando racconto questa storia, la gente si aspetta sempre che il finale sia diverso.

Forse perché oggi sono una signora in pensione (da pochissimo) e anche all’epoca non ero certo una ventenne palestrata.

Eppure è andata così: lavoravo in un ipermercato che durante l’estate vendeva anche mobili da giardino.

Tavoli, sedie, ombrelloni, salottini da esterno.

Quando qualcuno comprava uno dei set più grandi, mi toccava andare in magazzino, recuperare la scatola (spesso erano diverse scatole) e portarla davanti, nel piazzale ritiri.

Quel pomeriggio arrivano quattro uomini sulla trentina.

Quattro.

Avevano comprato un arredamento da giardino che era contenuto in 3 o 4 scatoloni, di cui uno davvero enorme, che quando lo vedi non sai proprio come fare a spostarlo.

Prima di procedere faccio la domanda di rito.

“Che mezzo avete”

Lo chiedo sempre perchè offrivamo anche la consegna a domicilio ma in pochi erano disposti a pagare il servizio e spesso provavano a caricare cartoni grossi come dei frigoriferi su utilitarie minuscole.

Uno di loro risponde quasi offeso.

“Signora, la mia macchina porta una casa intera!”

Parcheggiato in area ritiri, c’era un pickup enorme, di quelli che sembrano piccoli Tir.

Perfetto.

Vado in magazzino, recupero le scatole, le carico sul carrello piatto e me le porto fino all’uscita.

Da sola.

Come avevo fatto decine di volte.

Quando arrivo al camion, i quattro si guardano tra loro e uno mi fa:

“Dai, vada pure, qui ci pensiamo noi”

Con mezzo sorrisino e un tono da uomini cavallereschi che in realtà significa:

“Fai fare a quelli forti: tu donna minuta, torna a fare la calzetta”