Il cinema in cui lavoro dipende praticamente da una sola persona: me. Sono l’unica dipendente e mi occupo un po’ di tutto, dalla programmazione alla biglietteria, passando per proiezione, regia e bar. Se non ci sono io, la struttura ne risente parecchio, ma per fortuna non era mai capitato di dover chiudere all’improvviso.

Poi sono rimasta incinta.

A causa di alcuni problemi legati alla gravidanza sono stata ricoverata senza preavviso e trattenuta in ospedale per una settimana. Non avevo avuto il tempo di organizzare una sostituzione e il cinema, semplicemente, non poteva restare aperto.

Nonostante il ricovero, ho cercato di limitare il disagio. Ho aggiornato il sito, avvisato i giornali e mandato una mail ai clienti per comunicare che la programmazione prevista da lì a 4 giorni sarebbe slittata alla settimana successiva. Più di così, dal letto di un ospedale, mi era difficile fare.

Qualche tempo dopo, mentre cercavo una vecchia mail di lavoro, ho ritrovato la risposta di una nostra cliente affezionata.

“Buonasera, inviare questa mail alle 18 è decisamente troppo tardi.”

La signora precisava che quello era il suo indirizzo di lavoro e che alle 18 non lo controllava praticamente mai. Poi spiegava il danno subito: aveva radunato 3 amiche e tutte e 4 si erano spostate da un paese all’altro per trovare la sala chiusa.

Il tragitto complessivo che aveva trasformato la serata in una tragedia organizzativa era di circa 5 km in macchina.

“Veramente triste, poco professionale e tipicamente all’italiana.”

Secondo lei, gli adulti che lavorano e hanno mille impegni avevano il diritto di organizzare una serata divertente senza vedersela rovinare da un ricovero non annunciato con sufficiente anticipo.

La parte migliore, però, arrivava subito dopo.

“Sono contenta di non aver fatto la tessera e spero che il motivo che ha indotto questa chiusura prolungata sia veramente serio, altrimenti penso che avrete perso una frequentatrice.”