Mancava poco all’una e stavamo finalmente iniziando a pulire. Il bar era stato travolto per tutta la giornata dal pubblico di un importante festival culturale che attirava migliaia di persone; a quell’ora se n’erano andati quasi tutti e nelle vetrine era rimasto ben poco.

Entra una signora, si scusa per l’orario e ci spiega di avere molta fame. Le mostro quello che è avanzato, ma lei guarda la vetrina e commenta:

“Tutto qui?”

Le confermo che, dopo una giornata del genere, purtroppo non abbiamo più molta scelta. Lei indica subito qualcosa dietro il vetro.

“Vorrei quel panino al prosciutto cotto.”

Do un’occhiata, anche se so benissimo che i panini al cotto sono terminati.

“Mi dispiace, di salato sono rimasti soltanto 2 tramezzini al tonno e una piadina con formaggio e prosciutto crudo. Se vuole, gliela scaldo subito.”

“No, il crudo poi mi fa venire sete tutta la notte. Mi dia quel panino lì.”

Continua a indicare la vetrina, che è a più piani e ha il vetro bombato. Chiunque abbia lavorato con una vetrina simile sa che ciò che il cliente vede da una parte non sempre corrisponde a quello che sembra indicare dall’altra.

Per sicurezza comincio a controllare tutti i vassoi. Non è un’impresa difficile, visto che sono quasi vuoti. Trovo soltanto un piccolo sandwich e penso che forse si riferisca a quello.

“Oddio, mi scusi, forse la stanchezza mi sta appannando la vista. C’è questo sandwich, però è al salame. Può andare bene?”

La signora comincia a innervosirsi.

“Va bene che è stanca, ma se le dico che voglio quello con il cotto, perché cerca di rifilarmene uno con il salame?”

“Signora, mi scusi, ma io non lo vedo…”