Nel bar lavoravo da 3 anni e, anche se nella vita studiavo per fare tutt’altro, prendevo molto sul serio quello che servivo. Non avevo frequentato corsi professionali: mi aveva formato il mio capo, prestandomi libri su cocktail, birre e vini.
Una sera si accomodano 3 amici. I primi 2 ordinano una birra; il terzo aspetta il suo turno e mi guarda con l’aria di chi sta per sottopormi a un esame.
“Io sono un sommelier. Mi porti uno spritz veneziano, sempre che siate capaci di farlo.”
“Faremo del nostro meglio.”
Preparo lo spritz seguendo la ricetta che avevo studiato e che usavamo nel locale: vino bianco, bitter e le dosi indicate nel nostro manuale. Porto la comanda e torno al bancone. Dopo neanche 2 minuti mi richiama.
“Senti, ma come l’hai fatto? Non si può bere. Lo sai almeno quali dosi bisogna usare?”
Il tono mi irrita, ma gli spiego la preparazione ingrediente per ingrediente, indicando perfino le once. Mi lascia parlare finché non nomino il vino bianco, poi mi interrompe soddisfatto.
Lascia un commento