Cinema, Inghilterra.
Mattina qualunque. Quella fascia oraria strana in cui il cinema è tecnicamente aperto ma umanamente vuoto: nessun film, nessuna fila, solo moquette consumata e il ronzio lontano dei frigoriferi del bar.
Squilla il telefono.
— Buongiorno, cinema X, posso aiutarla?
Dall’altra parte una voce maschile, già stanca, già offesa dalla vita.
— Sì, ascolta… mi hanno licenziato. Non so perché. Proprio senza motivo. Ora sono senza lavoro.
Pausa.
Io cambio espressione anche se lui non può vedermi. Modalità empatia da call center attivata.
— Ah, mi spiace.
— Eh sì. Ti giuro, non so proprio perché mi hanno licenziato. Così, da un giorno all’altro. Nessuna motivazione. Una cosa assurda!
Lo dice con convinzione. Con quella convinzione incrollabile tipica di chi è sempre vittima di un grande complotto universale.
— Capisco… mi dispiace davvero.
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