Ore 19:23.
Quell’orario maledetto in cui il negozio è ancora tecnicamente aperto ma spiritualmente chiuso. Le luci sono già un po’ più fredde, la serranda la guardi spesso, il cervello è in modalità “resistenza”.
Entra lui.
Lo vedi subito. Non per eleganza, non per discrezione.
Lo vedi perché entra con quell’aria da protagonista di un film che però nessuno sta girando.
Tu stai già servendo un altro cliente, uno normale, uno che fa domande sensate e ha tempi umani.
Mentre ti allontani un attimo per recuperare un articolo, lui sente il bisogno di posizionarsi nella scena.
— Dopo vieni qui, eh — dice ad alta voce — che io so già quello che voglio.
Non ti faccio perdere tempo io, tranquillo. Sono qui per spendere.
La parola spendere la mastica come fosse un favore personale che sta facendo all’economia nazionale.
Tu annuisci senza rispondere. Non perché sei d’accordo. Perché hai imparato che certe frasi sono come i temporali: vanno lasciate passare.
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