Quando porto il conto, lui cambia nuovamente espressione.

“Il dolce gratis va bene, però io non pago 40 € per una carne cotta male.”

Gli faccio notare che gli avevo proposto di rifare la tagliata e che era stato lui a rifiutare. Inoltre, del piatto contestato non era rimasto praticamente nulla.

“Sì, ma era cotta male lo stesso. Il fatto che l’abbia mangiata non significa che fosse fatta bene.”

In quel momento non ho voglia di trasformare un anniversario in una riunione con il responsabile. Dopo averne parlato con un collega, applichiamo un piccolo sconto, decisamente inferiore ai 40 € richiesti. Lui controlla il nuovo totale, paga e prende la vaschetta con il tiramisù. Entrambi ci salutano soddisfatti e si dirigono verso il parcheggio.

Io comincio a sparecchiare. Sotto il tavolo trovo alcuni tovaglioli accartocciati e noto che nel cestino vicino sono finite un paio di piccole buste trasparenti, come quelle usate per conservare gli alimenti. Non ci faccio subito caso.

Pochi minuti dopo rientra un collega che era uscito nel parcheggio a portare via alcuni cartoni. Ha un’espressione strana.

“Che è successo?”

Mi racconta di avere visto la coppia raggiungere una monovolume parcheggiata in una zona poco illuminata. Appena hanno aperto una portiera, un bambino è praticamente saltato fuori dal sedile posteriore. Subito dopo il mio collega ne ha visto un altro all’interno.

Erano 2.

I bambini non erano ipoteticamente in macchina. Erano davvero rimasti lì, da soli e al buio, mentre i genitori festeggiavano l’anniversario nel ristorante.

Soltanto a quel punto abbiamo collegato tutto: la carne sparita troppo rapidamente, le buste sotto il tavolo, il rifiuto di far rifare la tagliata e il tiramisù preteso da asporto. Con ogni probabilità avevano messo da parte parte della tagliata e della costata per portarla ai figli insieme al dolce, cercando nel frattempo di ottenere anche uno sconto sul conto.

Non so quanto tempo quei bambini fossero rimasti chiusi nella monovolume, né se i genitori avessero lasciato loro un telefono. So soltanto che la coppia aveva trascorso più di un’ora dentro il locale e che dal tavolo non si vedeva il parcheggio.

Ogni volta che ripenso a quella serata, non mi torna in mente il tentativo di pagare meno e nemmeno la carne nascosta nelle buste. Mi torna in mente quella frase, pronunciata con la massima tranquillità:

“Ipoteticamente i bambini sono in macchina.”

Non era una battuta. Era la parte più sincera di tutta la cena.