Ogni volta che racconto questa storia, mi sale una tristezza infinita: ma magari sono solo io ad aver trovato questa cosa assurda.
Nel ristorante in cui lavoravo capitavano spesso coppie che venivano a festeggiare qualcosa, ma quei 2 sembravano particolarmente contenti di essere lì. Erano arrivati per il loro anniversario, si erano fatti alcune foto con il telefono, avevano chiesto a una collega di immortalarli insieme e per tutta la prima parte della serata non avevano fatto altro che sorridere, scambiarsi battute e riguardare i selfie.
Lui aveva ordinato una tagliata, lei una costata. Quando porto i piatti, entrambi iniziano a mangiare con una certa velocità. Dopo pochi minuti ripasso dal tavolo per chiedere se sia tutto a posto e noto che della carne è rimasto pochissimo.
Il mio primo pensiero è che fossero arrivati clamorosamente affamati. Non mi pongo troppe domande, almeno fino a quando lui non mi chiama e indica la tagliata.
“L’avevo chiesta a cottura media. Questa è ben cotta.”
Guardo la carne rimasta nel piatto e, in effetti, mi sembra più cotta del dovuto. Mi scuso e gli propongo di portarla in cucina, così possiamo rifargliela.
Lui la infilza immediatamente con la forchetta.
“No, no, non si preoccupi. Va bene così, la lasci pure.”
Rimango un po’ spiazzata. Se la cottura era così sbagliata da dovermelo far notare, mi sembrava logico sostituire il piatto, ma lui non voleva assolutamente separarsi da quel poco che era rimasto.
Per evitare che l’errore rovinasse la serata, gli dico che avremmo offerto un dolce. A quel punto torna subito di buonumore.
“Perfetto, grazie. Però ce lo prepara in una vaschetta da portare via?”
Non era una richiesta impossibile, naturalmente, ma mi sorprende. I clienti ci chiedevano spesso di confezionare primi o secondi avanzati, mentre era meno frequente ordinare direttamente un tiramisù da asporto, soprattutto durante una cena di anniversario.
“Quindi non lo mangiate qui?”
“No, no. Sa, ipoteticamente i bambini sono in macchina.”
La parola che mi resta in testa è “ipoteticamente”.
Penso sia una battuta mal riuscita per dire che il tiramisù era destinato ai figli. Magari i bambini erano a casa con i nonni, oppure lui si vergognava di chiedere un dolce gratis da portare via e aveva inventato una giustificazione. In ogni caso sorrido, annoto la richiesta e torno al lavoro.
La sala è piena e per un po’ non riesco a seguire il loro tavolo. Ogni volta che ci passo vicino, però, i piatti sembrano svuotarsi a una velocità impressionante. Prima sparisce quasi tutta la tagliata, poi la costata. Rimangono qualche osso, un po’ di contorno e pochissimi bocconi.
Non li vedo mangiare così tanto, ma immagino che lo facciano mentre servo gli altri tavoli. Del resto, restano nel locale per più di un’ora, continuano a parlare, a guardare il telefono e a comportarsi come una normalissima coppia durante una cena fuori.
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