Lavoro come addetta alle vendite nel punto vendita di una nota compagnia telefonica. Sono sudamericana, ma vivo in Italia da tempo, parlo perfettamente la lingua e conosco molto bene il mio lavoro.

Un giorno entra una signora sulla sessantina, distinta, elegante e inizialmente molto cortese.

“Buongiorno, mi dica pure.”

“Ho ricevuto un messaggio con un’offerta per tornare con la vostra compagnia, ma me ne ero andata perché ogni volta che chiamavo il servizio clienti mi rispondevano dall’estero.”

Cerco di capire quale problema abbia avuto.

“Se gli operatori non parlavano bene italiano oppure non riuscivano a comprendere la sua richiesta, poteva chiedere di essere trasferita a un operatore in Italia.”

“No, io dicevo subito: non voglio parlare con lei, voglio parlare con un italiano. Poi mettevo giù.”

Riprovo a spiegarle che, in caso di difficoltà linguistiche, sarebbe bastato chiedere educatamente un altro operatore, senza interrompere la telefonata.

“Probabilmente le avrebbero trasferito la chiamata e avrebbe potuto risolvere il problema.”

Il tono delicato con cui era entrata comincia lentamente a cambiare.

“No, non ha capito. Io non voglio proprio parlare con gli stranieri. Preferisco parlare con una persona del mio Paese, come lei.”

Per un momento la guardo, aspettando che si renda conto da sola di ciò che ha appena detto.

Non succede.

“Devo darle una notizia, signora: io sono straniera.”