Lavoro in un piccolo negozio di souvenir in una località di mare della Liguria, una di quelle che d’estate si riempiono di turisti e dove, evidentemente, qualcuno arriva convinto che dietro al bancone teniamo qualsiasi oggetto prodotto dall’umanità negli ultimi cent’anni.

Sono alla cassa e sto battendo alcune calamite e un pacchetto di caramelle a un turista quando, dal nulla, un uomo comincia a urlare.

“È ridicolo! Non avete nemmeno l’adattatore giusto! Che razza di negozio per turisti è questo? Come dovrei caricare il telefono?!”

Agita il cellulare davanti a me come se fossi personalmente responsabile delle prese elettriche italiane, così provo a calmarlo.

“Signore, siamo un piccolo negozio e non vendiamo molti articoli di elettronica. C’è un centro commerciale nella città più vicina, ma qui purtroppo…”

Mi interrompe.

“Che è a 20Km da qui! Pensavo che voi liguri foste più organizzati di così!”

Prima che io possa rispondere, dalla fila parte un sonoro:

“TSK!”

Mi giro.

È una signora del posto, sulla settantina abbondante con i capelli cotonati e quell’espressione tipica di chi ha già sopportato abbastanza esseri umani per una vita intera.

Avanza, si piazza praticamente tra lui e il bancone e parte.

“Ma cos’è tutto ‘sto casino? La smetta di urlare, sembra un bambino a cui è caduto il gelato!”

L’uomo la guarda malissimo.

“Ma che cazzo vuole lei? Si faccia gli affari suoi!”

Errore…..Gravissimo errore.

La signora lo squadra dalla testa ai piedi.