Tre del pomeriggio, ristorante vuoto.
Siamo in una zona turistica e siamo sempre aperti il pomeriggio, ma in alcuni periodi, a quell’ora è davvero un mortorio.

Arriva questo tizio sulla cinquantina e mi chiede se può ordinare da asporto.

Ordina, paga.

“Mentre aspetto mi posso sedere?”

“Certo, si può sedere qui.”

Lo faccio accomodare ad un tavolo non apparecchiato (solo tovaglia) vicino all’ingresso. Poco dopo mi chiede un bicchiere d’acqua e glielo porto senza problemi.

Dopo qualche minuto arriva il suo ordine confezionato nelle scatole da asporto. Gli consegno la busta con tutte le sue cose e torno a sistemare la sala.

Poco dopo sento il rumore delle confezioni che si aprono.

Alzo la testa e vedo il tizio con un tovagliolo in mano, scatole aperte sul tavolo, pronto a pranzare.

Mi chiama.

“Può portarmi delle posate?”

“Mi scusi, ma lei ha ordinato da asporto”

“Eh, e allora?”

“Allora dovrebbe mangiare altrove. Se vuole mangiare qui, diventa servizio al tavolo.”

Lui sbuffa.

“Ah ecco, allora mi dica chiaramente che lei sta cercando di farmii pagare coperto e servizio.”

“Certo”