Lavoro in un centro medico, e vi giuro che durante il lockdown abbiamo visto di tutto.
Le regole erano chiare: niente accompagnatori, salvo casi particolari. Ma ogni giorno era una sceneggiata.
Quanti pazienti mi dicevano con aria disperata:
«Eh ma deve entrare anche mia moglie, perché io non lo so mica cosa dire al dottore! Non so che medicine prendo, non so che problema ho…»
E dall’altra parte, quante mogli a replicare:
«Io devo entrare, perché lui non sa niente!»
Ora, per chiarire: non parliamo di invalidi, anziani fragili, pazienti neurologici o persone con gravi patologie.
No.
Parliamo di adulti normalissimi, capaci di lavorare, guidare, firmare contratti, pagare mutui… ma apparentemente incapaci di ricordare due compresse di Tachipirina e il nome del proprio medico di base.
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