Sul cartellino del prezzo, attaccato al computer, c’è scritto chiaramente:
550€
–50€ SCONTO
Con il meno cinquanta scritto in rosso gigantesco, bello visibile, proprio per attirare l’attenzione.
Quindi il prezzo finale è 500€.
Glielo spiego.
“Guardi, sul prezzo esposto c’è scritto che costa 550€, meno 50€ di sconto. Quindi viene 500€.”
Lui guarda il cartellino.
Poi guarda me.
Poi torna a guardare il cartellino, come se improvvisamente si fosse trasformato in un enigma matematico molto complesso.
“Ah.”
Silenzio.
Poi dice:
“Io ho 185€, non ti bastano?”
Io faccio un rapido calcolo mentale.
Cinque secondi di matematica disperata.
“No… ehm… di poco proprio ma… non ce la facciamo.”
Lui rimane lì un momento, pensieroso.
Come se stesse valutando se magari il computer possa accettare una forma di pagamento creativa.
Poi scrolla le spalle.
“Ah vabbè. E allora niente.”
Prende la banconota da 50€, la rimette in tasca e si dirige verso la porta con la stessa serenità con cui era entrato.
Io, da buon commerciante educato, faccio comunque il mio dovere.
“Ciao ciao, buona giornata!”
La porta si apre.
“Buon weekend!”
La porta si richiude.
“Grazie anche a lei!”
Silenzio.
A quel punto realizzo una cosa.
Che ho appena salutato un cliente che nel frattempo se n’è già andato da almeno cinque secondi.
E quindi mi trovo lì, dietro il bancone, in un negozio vuoto, a parlare con la porta chiusa.
Perfetto.
Saluto.
E mi rispondo pure da solo.
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