Lavoro in un negozio di piante, e ormai ho imparato a riconoscere certi clienti al primo “ciao”.
Quelli che entrano con l’aria spaesata, senza una minima idea di cosa stanno cercando, ma con una sicurezza interiore che li convince di potersi portare a casa un bonsai, un vaso e il microclima della foresta tropicale… tutto insieme.

Quel giorno, sono lì che sto preparando un terrario quando si avvicina una signora con tre piante in mano — una più sbilenca dell’altra — e mi fa:
«Ciao! Mi pianti insieme queste tre?»

Io sorrido, come sempre.
«Sì, certo. Ha già un coprivaso a casa dove andranno messe?»
Lei annuisce sicura:
«Sì sì, certo!»

«Perfetto. Sa che diametro ha?»
Lei mi guarda, alza le mani come se stesse mimando una pizza e fa:
«Eh… sarà così (fa un cerchio con le mani). No, forse un po’ meno… così (riduce il cerchio).»

Io la fisso per due secondi, cercando di non sgranare gli occhi.
«Eh… signora, queste son due misure diverse. Potrebbe essere 50 centimetri, secondo lei?»
Lei ci pensa un secondo, poi fa con convinzione:
«Sì sì, sicuro! 50!»