Allora, questa è una cosa che non mi scorderò mai, ed è successa giusto l’altro mese.
Stavo a casa di mio zio Carlo — che per tutti in famiglia è “il Papa”, perché è quello più anziano e saggio, e quando parla lui ci si zittisce — e stavamo bevendo un caffè dopo pranzo. A un certo punto lui mi guarda, un po’ serio ma con un sorriso negli occhi, e mi fa:

«Sai, mi sa che ti devo delle scuse…»

Io penso: “Che ho fatto stavolta?”. Ma lui continua:

«Ti ricordi quando avevi dieci anni e ti comprai il Mega Drive? No, aspetta… non te lo comprai io, ci venni con tuo nonno al negozio in centro. Quel commesso, come si chiamava…? Ah sì, Mauro, quello con i baffi. Beh, io a lui dissi che i videogiochi ti avrebbero rimbambito.»

E io mi ricordo benissimo quella scena: scaffali pieni di scatole colorate, il profumo di plastica nuova e cartone, io con gli occhi grandi come dischi e il nonno che contrattava il prezzo.