Lavoro all’aeroporto da tre anni, al banco informazioni. Ormai credo di aver sentito ogni domanda possibile, ma ogni tanto arriva qualcuno che riesce a sorprendermi.
Un giorno, una signora arriva di corsa, trafelata, con la valigia aperta e il passaporto in mano.
“Scusi! Il volo per Parigi parte dal gate 27?”
Io controllo: “Sì, signora, ma prima deve passare i controlli di sicurezza.”
Lei, allarmatissima:
“Ma io non posso! Ho appena fatto la messa in piega, me la rovinano col metal detector?”
Resto un secondo in silenzio, cercando di capire se scherza. No, è serissima.
Cerco di spiegarle che il metal detector non aspira i capelli, ma lei insiste:
“L’anno scorso a mia cugina è diventato tutto crespo, me lo ha detto lei!”
Alla fine riesco a convincerla a passare, ma non prima che si infili un foulard sulla testa tipo turbante da film anni ’50.
Passa, bip bip bip!
Si ferma, terrorizzata:
“È stato il balsamo! Lo sapevo!”
I colleghi la guardano, io cerco di non ridere. Alla fine, mentre se ne va verso il gate, mi fa con aria trionfante:
“Visto? Capelli perfetti!”
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