Quest’anno ho lavorato ad Artigiano in Fiera allo stand di prodotti sardi: formaggi, miele e liquori. Terzo giorno di fila, voce già distrutta e piedi in fiamme. A un certo punto arriva una signora tedesca, elegantissima, che guarda i pecorini come se fossero diamanti.
Io, con il mio miglior sorriso da venditore stanco, le dico in inglese:
“Traditional cheese from Sardinia!”
Lei mi fissa, poi mi fa:
“Is it… strong?”
Io: “Very strong.”
Lei: “Good.”
Ne taglio un pezzettino di pecorino sardo stagionato 24 mesi, quello che anche i sardi trattano con rispetto.
Lei lo mette in bocca… e fa una faccia come se le fosse esploso un razzo nel naso. Tossisce, ride, e inizia a sventolarsi con il cappello. Poi mi fa ridendo:
“You should put a warning label!”
Alla fine, indovina? Ne compra mezzo chilo.
E torna il giorno dopo con due amiche “to try the dangerous cheese”.
Da allora i miei colleghi mi chiamano “il promoter del pecorino estremo”.
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