Io continuo a guardarli, cercando di immaginare l’ombrina piegata dentro il forno.

“Ma poi ci mette un sacco a cuocere. Grande così non si cuocerà mai all’interno.”

Nel frattempo dietro di loro si forma una fila. I clienti aspettano con un odio sempre meno malcelato, ma ormai vogliono anche sapere come finirà.

La coppia passa all’astice.

“E se prendessimo quello?”

“Eh no, a me fa impressione ucciderlo. A meno che la signora non ce lo uccida lei…”

Si voltano entrambi verso di me. Io, ormai intontita, guardo la fila che mi osserva con compassione e scuoto lentamente la testa.

“Ecco, vedi? Poi mi fa impressione quando li cuoci e fanno quel suono.”

Nuovo tentativo.

“Allora prendiamo un polpo. Lo facciamo con le patate.”

“Ma questo è decongelato. Tanto vale prenderlo congelato, così, se non facciamo in tempo a cucinarlo, almeno possiamo rimetterlo nel freezer.”

Dopo cozze, ombrina, astice e polpo, si allontanano insieme verso il banco dei surgelati.

Non comprano niente da me.

La fila avanza finalmente, anche se qualcuno continua a seguirli con lo sguardo: dopo tutto quel tempo, volevamo almeno sapere che cosa avrebbero mangiato.