Dopo anni passati dietro un bancone posso dirlo con certezza.

Ho avuto clienti convinti che il resto fosse sbagliato.

Clienti che volevano cambiare prodotti comprati altrove.

Clienti che pretendevano l’impossibile.

Ma il cliente più difficile della mia vita…

…è stato mio padre.

Mi ero appena trasferita da lui perché avevo trovato lavoro come commessa (lavoro che faccio con passione ancora oggi).

Il primo giorno, mentre scaricavo gli scatoloni, mi disse una sola cosa:

“Puoi portare tutto quello che vuoi.”

“Ma animali, mai.”

Il problema era Miccia: la mia gatta.

Con me era dolcissima.

Con il resto del mondo… decisamente meno.

L’avevo chiamata Miccia perché passava dal dormire venti ore al giorno a trasformarsi in una dinamite senza il minimo preavviso.

Prima avevo provato a lasciarla da mia madre.

È durata poche settimane.

Poi Miccia ha deciso di ridecorare casa a modo suo.

Mia madre mi chiamò.

“O vieni a prenderla… oppure la porto al gattile.”

Così feci l’unica cosa che potevo fare.

La portai di nascosto da mio padre.

Lui usciva di casa prestissimo la mattina e tornava sempre tardi la sera.