“Ma vedi tu perché non posso pagare lì. Gli altri sì e io no. Non vuole lavorare, è uno scansafatiche…”
Va avanti così per quasi 10 minuti, aggiungendo altri insulti. Il cassiere non risponde, il marito le ripete di smetterla e la collega dell’altra cassa osserva il ragazzo con un’espressione esasperata.
Nel frattempo io arrivo al mio turno e comincio a imbustare la spesa. Quando finalmente tocca alla signora, lei riparte raccontando alla cassiera quanto sia pigro e maleducato il collega.
A quel punto non ci vedo più.
“Signora, ma lei pensa di essersi posta bene? Questi ragazzi stanno lavorando, non stanno giocando. Se lui deve chiudere la cassa, evidentemente avrà un’altra mansione da svolgere. E comunque, mettendosi qui, sta facendo prima. Ci vuole rispetto per chi lavora: la loro giornata è ancora lunga e ci sono modi e modi per chiedere le cose.”
La cassiera ha gli occhi lucidi. Il ragazzo mi guarda incredulo, ma finalmente sorride. Il marito abbassa la testa e la signora, per la prima volta da quando è arrivata, rimane senza parole.
Prendo le mie buste.
“Buona giornata. E si dia una regolata.”
Poi esco dal supermercato, lasciandola davanti alla cassa che aveva impiegato 10 minuti a contestare e meno di 2 a servirla.
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