Manca poco alla chiusura quando entrano due coppie e chiedono se possono accomodarsi. Prima ancora di consegnare i menu, li avverto che possono ordinare, ma il locale chiuderà a breve per un intervento tecnico già programmato.
“Va bene, facciamo in fretta.”
Raccolgo le ordinazioni e riesco a servire tutto in pochi minuti. Quando si avvicina l’orario stabilito, torno al tavolo per ricordare che dobbiamo chiudere.
“Scusa, ma perché non ce l’hai detto prima?”
“Ve l’ho detto appena siete entrati. Tra poco arrivano i tecnici e devo liberare la sala.”
“Ma tu vai via subito?”
“No, prima devo sistemare il bancone, pulire e chiudere la cassa. Poi potrò andare.”
I quattro si guardano come se avessero appena trovato la soluzione perfetta.
“Allora facciamo così: noi restiamo seduti mentre pulisci. Quando hai finito, andiamo via tutti insieme. Così ti facciamo anche compagnia.”
Provo a spiegare che il locale deve essere vuoto e che la loro presenza non mi sarebbe stata particolarmente utile mentre spostavo sedie e preparavo la sala per i tecnici.
“Tanto non ti diamo fastidio. Restiamo qui tranquilli.”
È servito un altro giro di spiegazioni per convincerli che “chiudiamo” non significava “non accettiamo nuovi clienti, ma quelli già seduti possono aspettare che il personale finisca di lavorare”.
Alla fine si sono alzati, ancora infastiditi. Prima di uscire, uno di loro mi ha assicurato che volevano soltanto farmi compagnia. Io, invece, desideravo semplicemente chiudere il locale senza quattro spettatori seduti in sala.
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