Diversi anni fa avevo preso in gestione un ristopub insieme a tutta l’attrezzatura. Al piano superiore abitava una coppia poco più che trentenne con un figlio piccolo e, poco dopo il mio arrivo, avevano cominciato a lamentarsi del rumore prodotto dal motore della cappa.
Io, dal locale, non sentivo niente di particolare. Pensavo però che il suono potesse propagarsi soltanto verso l’alto o che il soffitto fosse insonorizzato meglio dal nostro lato, quindi non avevo motivo di dubitare delle loro lamentele.
Ne parlo con il proprietario delle mura. Lui, sicurissimo, mi risponde che, se i vicini hanno ancora qualcosa da ridire, possono chiamare tranquillamente i vigili urbani.
Riferisco fedelmente la risposta agli interessati, anche perché ero ben contento di smettere di fare da intermediario.
Una sera, nel pieno del servizio, squilla il telefono. È troppo tardi per una prenotazione, quindi immagino già che non sia una chiamata piacevole.
Risponde una collaboratrice.
“È il vicino del piano di sopra. Vuole parlare con te.”
“Digli che sto lavorando e che lo richiamo appena finiamo.”
Dopo pochi minuti telefona di nuovo. Stessa risposta.
Richiama una terza volta e la collega copre la cornetta con una mano.
“Oh, questo sta dando di matto.”
Prendo la telefonata e vengo investito dalle urla.
“Guarda, non è possibile! Mia moglie dice che il rumore è assurdo. Mi dici come faccio io, che sono fuori per lavoro, a lasciare mia moglie disperata e mio figlio piccolo da soli mentre FUORI C’È LA GUERRA?”
La guerra.
Noi, un piano più sotto e con la cappa in funzione, non ne sentivamo nemmeno l’eco. Continuavo però a pensare che non potessero essersi inventati tutto.
L’uomo conclude intimandomi di salire nel loro appartamento, così potrò rendermi conto personalmente della situazione.
Aspetto la fine del servizio, lascio la cucina ai colleghi e salgo. Sia mai che abbandoni una donzella con prole sotto i bombardamenti dei rumori della guerra, citazione testuale del donzello.
Mi apre la moglie. Per essere in trincea non sembra particolarmente sconvolta.
“Grazie per essere salito. Guarda, mi dispiace, ma davvero qui non si può stare. Vieni a sentire tu stesso.”
26 Dicembre, 2023 alle 9:44 pm
La mia vicina del piano di sotto ha lo stesso tipo di “allucinazioni”, che ora ho anch’io, perchè entrambi soffriamo di acufene…
Non c’è nulla fuori! Era nella sua testa prima e ora pure nella mia.
Purtroppo non c’è cura che tenga. O meglio, non c’è proprio una cura perchè nessuno sa come risolvere, non sapendone la causa reale.
Dicono che dipende dallo stress, dal sovrappeso, da un rumore forte ed improvviso subito tempo prima, dai frizzi e dai lazzi… Insomma, s’arrampicano sugli specchi perchè nessuno sa veramente il perchè.
L’unica “terapia” è ascoltare suoni o musica che equipari nel volume il rumore che si sente, così da “ingannare” il cervello che non ci farà più caso.