Turno pomeridiano.
Quello in cui il cervello lavora a orario ridotto ma la gente no.
Sto rimettendo in ordine i cartellini dei frigoriferi — quelli che nessuno legge ma tutti giudicano — quando mi chiama un collega con la voce di chi ha appena visto l’abisso:
— *Vai tu, che questo mi manda in loop cerebrale.*
Capisco subito che non è una richiesta. È una resa.
Mi avvicino al banco dei piccoli elettrodomestici.
Lì c’è lui: sui 40, postura dritta, sguardo deciso, la sicurezza di chi *non ha dubbi* anche quando dovrebbe averne molti.
Mi squadra e parte:
— *Sto cercando una lavatrice che si collega al Wi-Fi per mandare le notifiche al telefono.*
Perfetto, penso. Una richiesta normale. Una boccata d’aria.
— Certo — gli dico — esistono diversi modelli.
Gli mostro due lavatrici smart: una LG e una Samsung.
App pulita, notifiche, controllo da remoto, fine lavaggio che ti avvisa come un amico educato.
Le guarda.
Annuisce.
Si avvicina. Tocca il vetro come se stesse valutando un cavallo.
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