Io lavoro in uno showroom di arredamento moderno, quelli pieni di divani su cui nessuno deve sedersi “troppo”, tavoli in vetro da 3000 euro e lampade che costano più della mia macchina.
Una mattina entra un signore sulla settantina, con una cartelletta e una lente di quelle da orologiaio appesa al collo. Mi saluta con estrema gentilezza e mi dice:
“Vorrei vedere il tavolo che avete in vetrina. Il rotondo, quello col piede centrale a elica.”
Lo accompagno. Lo guarda da vicino, lo misura, lo osserva da sotto (si è messo quasi a quattro zampe). Poi si siede e tira fuori… una trottola. Giuro. Una piccola trottola di legno.
Me la mostra con orgoglio:
“È mia. L’ho costruita nel ’92.”
Io non capivo se fosse uno scherzo o una candid camera, ma lui era serissimo. Appoggia la trottola sul tavolo e comincia a farla girare. Prima una volta, poi due, poi tre.
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