Sabato mattina, pienone. Gente accalcata al banco, urla, ghiaccio che si scioglie, io con le mani mezze congelate e il polpo che non vuole stare fermo nella cassetta. Arriva una mamma con un bambino di 5 o 6 anni, ricciolino, occhiali spessi, faccia sveglia. Lei ordina:
«Un chilo di cozze, grazie.»
Mentre gliele peso, il bambino si avvicina al vetro e, serio serio, guarda un’orata e fa:
«Signore… questo pesce è ancora vivo?»
Io gli rispondo sorridendo:
«No, tranquillo, dorme. Era stanco del mare.»
E lui, senza perdere un secondo:
«Allora svegliatelo, che mia mamma lo cucina male!»
Silenzio. La madre sbianca. Un signore dietro scoppia a ridere, io quasi lascio cadere la paletta.
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