Pausa.

Lo guardo. Poi guardo lo scaffale. Poi torno a lui.

“Beh… visto che ordino gli spumanti da 15 anni e da 20 anni li metto sugli scaffali, qualche sicurezza in più di lei potrei averla.”

Silenzio. Di quelli che durano mezzo secondo ma sembrano molto di più.

E lì scatta.

“E ALLORA IO ORA ESCO DA QUI E VADO DA ZZTTWW CHE LI LO VENDONO DI sicuro.”

Alza la voce, gesticola, prende il carrello come se stesse per partire in missione.

Io lo guardo mentre fa per girarsi.

“Signore, lei è già da ZZTTWW…”

Si blocca.

Letteralmente congelato a metà passo.

Si guarda intorno. L’insegna sopra il reparto. Il logo sulle casse. Le etichette. Il carrello.

Poi torna a guardare me.

“Porca t**, avete cambiato marchio e non mi avvisate?”

Respiro profondo.

“Ma vi piace tanto far fare figure di merda ai clienti?”

Mi mordo la lingua. Forte.

Perché la risposta che mi viene in mente non è esattamente adatta a un ambiente di lavoro.

Resto in silenzio un secondo, poi provo a rientrare in modalità civile.