Reparto cantina vini di un ingrosso.
Stesso posto, stesso marchio, stessi scaffali da 25 anni.
Io lì dentro ci lavoro da una vita. Ormai potrei girare bendata e trovare comunque ogni bottiglia al millimetro.

È mattina, luce fredda sui ripiani, odore leggero di cartone e sughero. Sto sistemando alcune casse quando sento qualcuno fermarsi alle mie spalle.

“Buongiorno, non trovo lo spumante Xyz. È finito?”

Mi giro. Uomo sulla sessantina, aria sicura, di quelli che entrano già convinti di sapere esattamente dove devono andare.

“Buongiorno, in realtà non lo troverà mai perché non lo abbiamo in assortimento.”

Lo dico tranquilla, senza pensarci troppo. Per me è una cosa ovvia, come dire che il latte sta in frigo.

Lui mi guarda. Sguardo fisso.

“Impossibile, l’ho comprato qui la settimana scorsa.”

Internamente sorrido. Classico.

“Probabilmente si confonde con qualche altro negozio.”

Errore. Grosso errore.

La sua espressione cambia di colpo. Le spalle si irrigidiscono, il tono sale.

“Ma ne vuole sapere più di me che l’ho sempre comprato qui da più di dieci anni?”