**Interno di una ferramenta.**
Banco di legno consumato. Scaffali infiniti carichi di viti, bulloni, rondelle, tasselli, chiodi e sogni infranti. Un leggero odore di ferro, polvere e rassegnazione aleggia nell’aria.
Dietro al banco, il **Commesso**, uomo che ha visto cose.
Entra il **Cliente**, stringendo in mano una minuscola scatolina trasparente, come fosse un reliquiario.

**Cliente**
(entrando, serio come se stesse entrando in un museo):
Buongiorno.

**Commesso**
(sorridendo, con la cordialità automatica di chi ha già rinunciato a capire):
Buongiorno! Mi dica pure.

Il Cliente non risponde subito. Si guarda intorno. Annuisce lentamente, come a valutare la dignità del luogo.

**Cliente**
(aprendo la scatolina con solennità):
Sto cercando una vite.
Ma non una qualunque.
Questa.

Tira fuori la vite con due dita, come fosse l’anello del potere. La luce al neon si riflette sul metallo.

**Commesso**
(prendendola, la osserva con occhio esperto):
Mh. M4, passo standard, testa cilindrica, acciaio zincato.
Niente di strano. Vado a prendergliela.