Arriva una ragazza che, mettendo la spesa sul rullo con un gesto secco, mi porge la tessera del supermercato. La guardo appena un secondo: colori sbagliati, logo sbagliato. Un altro supermercato. Non il nostro.
«Buongiorno! Mi dispiace, ma la tessera che mi ha dato è di un’altra catena di supermercati. Ha per caso anche la nostra?»
Lei sospira, come se fossi io quello lento a capire.
«Guardi che è giusta. Me l’avete fatta voi tre mesi fa. Ha sempre funzionato.»
Sorrido, quello automatico da cassa, quello che ti insegnano al primo giorno.
«Forse si sta confondendo… vede, abbiamo un nome completamente diverso…» dico indicando il logo sulla mia divisa, grande, rosso, impossibile da ignorare.
Lei stringe gli occhi, poi la bocca.
«Ho detto che la tessera è giusta! Sei tu che non vuoi passarla! Che motivo avrei di mentire? Non sono mica stupida!»
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