Venerdì sera.
Ristorante di pesce.
Locale pieno, voci che si accavallano, odore di fritto e crostacei che aleggia nell’aria come un condimento invisibile.
Il campanello della porta suona in continuazione, i camerieri sfrecciano tra i tavoli con la rapidità di una partita di ping-pong, e io, dietro al bancone, cerco di incastrare prenotazioni, ordinazioni e sorrisi di circostanza come in un puzzle impossibile.
Entra lei.
Sulla cinquantina, elegante, capelli perfettamente in piega, profumo deciso e passo da chi è abituata a entrare ovunque come se fosse casa sua.
Le braccia sono cariche di borse e bustine di boutique — il bottino evidente di un pomeriggio di shopping senza tregua.
— «Buonasera signora, come posso aiutarla?»
— «È possibile avere una frittura di pesce da asporto?»
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