“Buonasera, sono Livia.”
Dall’altra parte, silenzio di mezzo secondo. Poi, aggressività immediata, senza riscaldamento.
“Che volete?”
“Io… veramente niente, guardi, mi dica.”
“In che senso mi dica?! Ho trovato una chiamata sul mio cellulare da questo numero! Io non vi ho autorizzato a chiamarmi! Questa è una violazione della privacy! Adesso basta, perché voi compagnie fate sempre come vi pare!”
E parte.
Un monologo infinito.
Privacy.
Codice civile.
Garante.
Diritti del consumatore.
Probabilmente anche la Convenzione di Ginevra a un certo punto.
Io nel frattempo guardavo il telefono con l’espressione di chi ha appena risposto a una telefonata e si è ritrovata ostaggio di un TED Talk sulla paranoia.
“Signore,” provo a interrompere gentilmente, “guardi che dal telefono del negozio non possiamo chiamare cellulari. Ci blocca proprio le chiamate.”
Silenzio di un microsecondo.
Poi esplode.
“PENSA CHE IO SIA PAZZO?!”
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