Quando facciamo le prenotazioni al telefono ormai ci aspettiamo di tutto. C’è quello che si dimentica il titolo del film e prova a descrivermelo (“quello con l’attore biondo… no, non quello… quello che muore… ah no, forse non muore”), quello che mi chiede i posti migliori per “non vedere nessuno davanti” in una sala da 200 posti, e poi c’è stata lei, la signora del “STA ZITTO, LARRY!”.

La telefonata sembrava una scenetta da sitcom. Io e il mio collega, con le mani sulla bocca per non scoppiare a ridere, ci scambiavamo occhiate tipo “ma davvero?”. Ogni tanto mi toglievo la cornetta dall’orecchio perché il tono saliva a livelli da fischio acuto. Però devo dire: mai scortese con me, sempre gentile, sempre “grazie mille, per favore, sì certo”. In mezzo, però, povero Larry subiva cannonate verbali.

Quando sono arrivati al cinema, la scena è stata ancora meglio. Lei decisa, dritta verso la cassa come una generalessa; lui dietro, col passo corto, che sembrava un personaggio di Mr. Bean con gli occhiali storti. Non ho capito subito che erano loro, ma appena ho sentito il suo tono, quel mix di educazione e comando, ho avuto l’illuminazione: “Oh mio Dio, sono loro!”.

Il siparietto del caffè piccolo è stato il colpo di grazia. Avrei voluto scavalcare il bancone, stringere la mano a Larry e dirgli: “Fratello, resisti”. Ma mi sono limitato a un sorriso solidale mentre lui annuiva rassegnato.