Io ho fatto la promoter per un paio d’anni per una macchina del caffè a capsule.
Facevo degustazione, e ovviamente venivo scambiata dalla maggior parte dei clienti come il punto bar.
Per non creare problemi e soprattutto non averne (anche perché a me non costava nulla) facevo buon viso a cattivo gioco.
C’era il tipo che ti chiedeva il decaffeinato, chi lo voleva corto e chi lungo. C’era anche il simpaticone di turno che chiamava a raccolta gli amici e diceva ” Venite che vi offro il caffè ” ed io “Semmai ve lo sto offrendo io” con un sorriso a trentadue denti. E poi c’è stato lui, colui a cui un giorno ho detto no.

Il tipico cliente che entra tutti i giorni, senza comprare nulla ma solo per il gusto di girare. Entrava tutte le mattine (a volte anche di pomeriggio) ed ogni mattina mi chiedeva il caffè quasi come un atto dovuto, e io gentilmente glielo offrivo. Poi un pomeriggio (il giro di ronda mattutino era avvenuto puntuale come al solito) davanti ad altri clienti con un sorrisetto di scherno mi fa:
“Signorina, mi faccia un bel caffè così vediamo come funziona questa macchinetta. Vediamo se lo fa buono”.
Eh no, la presa in giro proprio no!
E in quel momento ho detto una cosa che lo ha destabilizzato e successivamente fatto infuriare.
“Se il signore vuole il caffè glielo offro tranquillamente senza problemi, ma non credo sia interessato alla macchina considerando che lo prende già tutte le mattine da me inclusa stamattina”.
Ha strabuzzato gli occhi e tutto inferocito ha cominciato a inveire.
“Ma come si permette? Io possiedo due bar! Come se avessi bisogno del suo caffè!”
“A maggior ragione dovrebbe prenderlo al suo bar anziché qui.”.
E niente… ha continuato a predicare del suo bar fino a quando è andato via.
Le pause caffè delle sue ronde mattutine è passato a farle dalla mia collega di una marca competitor, che aveva la postazione alla testata opposta del corridoio…