Cliente ore 17:35

Signore sulla cinquantina.
Camicia sbottonata quel tanto che basta per far capire che “non è un impiegato”.
Occhiali a specchio. Anche al chiuso. Anche con il cielo coperto.
Entra senza salutare, fa un giro lento del negozio, come se stesse valutando l’energia del luogo.

Poi si ferma.
Fissa una lampada da tavolo.
La guarda come si guarda una persona che ha già deluso qualcuno.

Dice:
«Cerco qualcosa che faccia luce. Ma non troppa. Cioè… che illumini senza dare fastidio.»

Annuisco. È una frase che esiste, ma solo qui.

Lo accompagno nel reparto delle luci calde, da atmosfera.
Gli spiego il concetto: accogliente, rilassante, morbida.

Lui scuote la testa.
«No, no. Queste fanno troppa atmosfera. Mi viene sonno.»

Cambio corsia.
Luci bianche, più fredde, più definite.

«Queste sembrano ospedale.»

Annuisco di nuovo.
L’ospedale è sempre lì, pronto a essere evocato.