Festa della birra.

Per 4 giorni di festa, ho raccolto delle perle che mi fanno pensare che i commessi siano dei monaci tibetani impegnati h24 in pratiche zen.

Nel mio stand tipico “bavarese” avevamo una promozione:

Con un euro in più sulla birra, sì, un euro, ti davano un vassoio pieno di specialità tedesche.

Una roba che in qualsiasi altra situazione sarebbe stata considerata un affare.

E invece no.

Ho sentito cose del tipo:

“Un euro compresa la birra?”

“Sì, e se vuole dopo le vengo anche a imbiancare casa.”


“A me la birra non piace. Prendo un’acqua e aggiungo un euro. Poi, se ho ancora fame, faccio un altro giro.”

“”Mi faccia capire… lei sta pianificando di cenare con due euro?”


“Scusa, ma a questa festa tedesca ci sono solo specialità tedesche?”

“No, adesso tiro fuori del sushi.”


“Cos’hai di vegano?”

“Il tovagliolo.”


“Il wurstel di che animale è?”

“Ma le patate sono surgelate?”

“Ma i crauti sono confezionati?”

“La senape è bio?”

“Quanto zucchero c’è nel ketchup?”

“Lo stinco sei sicuro che sia maiale?”

“Lo strudel ce l’hai solo alle mele?”

E poi, nel corso della serata, si sono aggiunte altre perle: