LA NOTAIA
Supermercato.
Accaduto tanti anni fa, quando lavoravo in una cittadina ligure frequentata da gente ricca, VIP, magnati della finanza, titolari di grandi aziende, notai… Insomma la tipologia di clientela più infima e arrogante.
Fra di loro c’erano anche dei signori, ma erano rari.
A quei tempi ero responsabile del reparto ortofrutta.
Una tizia, che fra vestiti e gioielli aveva indosso lo stesso valore del mio umile appartamento in affitto, più l’auto modello Tenente Colombo con cui andavo a lavorare, durante una discussione con una collega del reparto merci varie, concludeva con una frase che tuttora non posso cancellare dalla mente:
“Certo che lei e io, è evidente, apparteniamo a due classi sociali differenti e la sua è decisamente inferiore alla mia, quindi mi pare inutile continuare questa discussione!”
Si voltava con la grazia di Crudelia Demon e si allontanava leggiadra, di lei rimaneva soltanto il profumo Chanel Grand Extrait con il quale, a quel tempo, potevo pagarmi le rate della macchina con una sola spruzzata.
Di quella merda di gente ne avevo fin sopra i capelli, avevo circa 25 anni e la diplomazia a quell’età non era compresa nel pacchetto, tanto più che quello era il mio primo impiego di responsabilità e lo stress a volte mi suggeriva soluzioni dai venti a trent’anni di galera.
Poco lontano dal supermercato abitava il grande Mino Reitano e di solito, quando passava a fare la spesa, si fermava a scambiare due chiacchiere con me e con i colleghi, lui apparteneva alla categoria “signori” che purtroppo, come ho detto, scarseggiava là dentro.
Il peggio della clientela era concentrato in una donna: faceva il notaio e come secondo lavoro si piazzava al centro del mio reparto con le braccia conserte a osservare tutti i prodotti sul banco.