Da ragazzino avrò avuto dieci anni e, come molti bambini della mia generazione, avevo una priorità assoluta nella vita: comprare le mitiche Goleador.
Ricordo ancora la scena. Entro tutto fiero con le monetine strette in mano, convinto di essere nel solito tabacchino dove andavo a prendere le caramelle gommose.
Appena varcata la soglia, però, qualcosa inizia a sembrarmi strano.
Alzo lo sguardo e vedo una gigantesca statua della Madonna, poi un elegante tavolo di cristallo, fiori ovunque, un silenzio quasi surreale e, poco più in là, un signore in completo scuro che mi osserva con un’espressione perplessa.
Io mi fermo e lui si ferma.
Io guardo lui e lui guarda me.
Poi torno a guardarmi attorno.
La Madonna, i fiori, il tavolo, un crocifisso e di nuovo la Madonna.
Poi guardo ancora il signore e passano diversi secondi in cui il mio cervello cerca disperatamente di capire dove fossero finite le caramelle e perché il tabacchino avesse improvvisamente assunto un altro aspetto.
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