Supermercato, turno alla cassa.
Fine giornata. Quella fascia oraria in cui il sorriso è ancora professionale, ma sostenuto solo dalla forza dell’abitudine e da una vaga speranza di uscire in orario.
Passo l’ultimo articolo. Bip.
Guardo il monitor.
— Sono 131 e 27€, grazie.
Lui mi guarda.
Non uno sguardo normale.
Uno sguardo carico. Di rabbia. Di ideologia. Di spicci.
— Addirittura gli 1 e 27.
Lo dice come se avessi appena annunciato un aumento delle tasse o una dichiarazione di guerra.
— Scusi? — chiedo, sinceramente confusa.
— Su 130€ di spesa, gli 1 e 27 fanno la differenza.
Resto un attimo in silenzio.
Non per educazione.
Perché il cervello sta cercando di capire che tipo di differenza possano fare 1,27€ su 130€, e soprattutto per chi.
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