Lavoro in un tabacchino e, ogni tanto, per qualche misterioso accordo tra multinazionali e destino cinico e baro, dobbiamo far venire le promoter delle sigarette elettroniche. Arrivano con lo stand pieghevole, i volantini lucidi, il sorriso professionale già impostato e quell’aria da “oggi ne sentiremo di ogni”.
Quella mattina c’era una ragazza giovane, davvero carina e soprattutto gentilissima. Educata, voce bassa, modi tranquilli. Di quelle che ti chiedono scusa anche quando non serve. Fa il suo lavoro: si piazza vicino al bancone e, a ogni cliente, la stessa domanda rituale.
“Buongiorno, è una fumatrice?”
Davanti a lei c’è una signora sulla sessantina, cappotto pesante anche se fuori non fa freddo, borsa enorme sotto il braccio, sguardo già prevenuto. Appena sente la domanda, cambia espressione. Non risponde subito. Prima inspira forte, come un cane da guardia che ha fiutato il pericolo.
Poi parte.
19 Gennaio, 2020 alle 12:26 pm
Esistono ancora la Diana rosse?