Lavoro in un negozio di make-up. Di quelli tutti illuminati, con gli specchi ovunque, le file di rossetti allineati come soldatini e quella musica soft che dovrebbe farti venire voglia di comprare anche cose di cui non hai minimamente bisogno.
Stamattina apro come sempre. Luci accese, schermi accesi, musica che parte, profumo di detergente perché avevo appena finito di passare il banco. Io in divisa, dietro la cassa, con quella faccia da “ok, vediamo che succede oggi”.
Dopo neanche dieci minuti entra una signora anziana. Non proprio anzianissima, ma di quelle che si guardano intorno con sospetto, come se ogni negozio fosse una trappola.
Si ferma sulla porta. Guarda dentro.
Fa due passi.
Poi mi guarda.
“Ah, ma siete aperti?”
Io per un attimo resto lì a elaborare la domanda. Perché intorno a noi ci sono: luci accese, musica che va, gli schermi promozionali accesi, io in divisa dietro al bancone e la porta spalancata.
“Buongiorno signora. Ehm, sì… posso aiutarla in qualche modo?”
Lei entra ancora un po’, guardando i prodotti come se fossero oggetti sospetti.
Poi sbuffa.
“Beh, robe da matti!”
Io già capisco che non sarà una conversazione breve.
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