Il mio collega ha le labbra screpolate. Quelle proprio spaccate dal freddo, dal vento, dal fatto che lui è uno che gira sempre in moto anche a gennaio, convinto di essere immortale. A un certo punto decide che non può più andare avanti così: ogni volta che ride gli si apre una crepa nuova. Così si ferma in farmacia durante la pausa pranzo.

Entra, si mette in fila, davanti a lui due persone che chiedono vitamine, sciroppi, robe normalissime. Lui invece già inizia a pensare a come spiegare il problema. Non è bravissimo con le parole quando c’è da descrivere cose mediche.

Arriva il suo turno.

La farmacista lo guarda con il classico sorriso professionale da banco.

“Mi dica.”

Lui indica la bocca.

“Ecco… ho un problema alle labbra.”

“Mi spieghi bene i sintomi.”

E qui succede il disastro.

Lui voleva dire che le labbra sono gonfie, tese, dure. Nella sua testa era chiarissimo. Nella realtà invece esce questa frase:

“Ho come una erezione alle labbra.”

Silenzio.

Due secondi.

Poi la farmacista si piega letteralmente in due dal ridere. Non una risatina educata. Ride proprio forte, di quelle che devi appoggiarti al banco. Dietro di lui una signora tossisce per non ridere, un altro cliente si gira dall’altra parte.