Avevo un negozio di abbigliamento donna, uomo e bambino. Entra una cliente, una ragazza e vede una maglietta da bambina. Mi chiede il prezzo e glielo dico, poi le chiedo la taglia.
Mi dice una S, al che le faccio notare che la taglia di quella maglietta va in base all’età: 4 anni, 6 anni, 8 anni, etc fino a 14 anni.
Mi risponde: “Ah va per età? Allora 32 anni”
Resto un attimo in silenzio, cercando di capire se stia scherzando o se davvero non abbia colto.
La guardo, lei mi guarda seria, con quell’aria convinta di chi pensa di aver dato una risposta perfettamente logica.
“Allora 32 anni,” ripete, come per chiarire meglio.
Sorrido, cercando di non scoppiare a ridere. “Guardi… temo che per i 32 anni siamo un po’ fuori collezione,” le dico con tono gentile.
Lei abbassa lo sguardo sulla maglietta, la prende, la tira leggermente davanti a sé come per immaginarsela addosso. “Però è così carina… magari veste piccolo?”
A quel punto interviene anche una signora che stava guardando delle camicie poco più in là: “Tesoro, quella forse ti va come una fascia per capelli…”
La ragazza finalmente accenna un sorriso, ma non molla. “Ma non avete qualcosa di simile per adulti?”
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