Lavoravo in una nota catena di negozi per il fai-da-te e quel giorno era uno di quelli in cui guardi l’orologio dalle 12:30 in poi come se potessi accelerare il tempo con la forza del pensiero.

12:55.
Cinque minuti alla chiusura.

Come da rituale, faccio il giro delle corsie per controllare che non ci sia più nessuno rimasto incastrato tra vernici e tasselli e per ricordare agli eventuali ritardatari che il sogno del bricolage sta per concludersi fino al pomeriggio.

Dal reparto legno vedo avanzare un signore con il figlio. Hanno in mano quattro o cinque tavole piuttosto importanti: lunghe, larghe, non proprio le assicelle per la casetta delle bambole.

Mi avvicino con il sorriso di chi vuole essere cortese ma dentro pensa “vi prego ditemi che avete un furgone”.

“Buongiorno signori, scusate ma stiamo per chiudere.”

“Si si, ce lo ha detto il tuo collega, ma abbiamo fatto, ce ne andiamo subito.”

Li guardo meglio. Le tavole non sono “leggermente impegnative”. Sono proprio roba seria. Roba che se sbagli inclinazione ti rifà la carrozzeria di un’auto intera.

“Bene, se volete comunque abbiamo dei carrelli appositi per trasportarle. Immagino siano piuttosto pesanti e potete usarli anche per caricarle in macchina, ci pensiamo noi a riportarli dentro. Magari posso chiedere se qualcuno può darvi una mano.”

“No no no, non ti preoccupare, ce la facciamo da soli. Grazie mille comunque.”

“Siete sicuri?”