Ho un’edicola. Di quelle che vendono giornali, figurine, gratta e vinci… e ogni tanto, inspiegabilmente, anche cose che non c’entrano assolutamente nulla con il concetto di “informazione”.
Ultimamente mi hanno fornito dei gadget natalizi. Tra questi, non chiedetemi perché, tre scatole con dentro dei tanga rossi, piegati con cura e infilati in confezioni che, graficamente, sembravano più il packaging di un gioco per bambini che di un indumento per adulti. Triangolino rosso ben in vista, grafica allegra, atmosfera festiva.
Io li avevo messi su uno scaffale basso, vicino ai cappelli di Babbo Natale. Errore.
Arriva un bambino di circa dieci anni. Entra deciso, con quell’aria da missione precisa che hanno solo i bambini quando hanno già in mente cosa comprare.
“Un cappello di Babbo Natale, per favore.”
Glielo porgo, lui lo indossa subito sopra il giubbotto, si guarda nel riflesso del vetro del frigo delle bibite e annuisce soddisfatto. Poi il suo sguardo cade sulle tre scatole incriminate.
Si avvicina. Le osserva con attenzione scientifica. Ne prende una in mano. Poi la seconda. Poi la terza.
“Li voglio tutti e tre.”
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