Martedì mattina ore 9.30, poco dopo l’apertura, squilla il telefono:
“Buongiorno, sono Alessia. Come posso esserle utile?”
“Allora, io chiamo da due giorni per avere un appuntamento, ma ti pare normale?!”
“Buongiorno signora, se mi ha chiamato domenica e lunedì eravamo chiusi.”
“E secondo te è normale? Io mi devo fare i capelli!”
Decido di ignorare le provocazioni e rimango tranquilla:
“Quando vuole venire?”
“Vengo domani che mi devo fare le MESCIE, il colore, il taglio, la piega… Veramente guarda, mi devi fare tutto!”
“Va bene signora, non ci sono problemi. Ho segnato alle 11.”
“Brava!”
Riattacca senza salutare.

Mercoledì, ore 10.20
“Buongiorno sono Alessia, come posso esserle utile?”
“Senti chicca, vengo alle 11.30.”
“Buongiorno signora, per quell’orario però non riusciamo a fare tutto perché subito dopo di lei ho un altro appuntamento.”
“Ma ti pare normale una cosa del genere?!”
“Cosa? Lavorare? Prendere appuntamenti?”
“Cioè, uno ritarda 10 minuti e voi gli fate saltare tutto!”
“Signora, lei mi ha detto che viene alle 11.30.”
“Infatti!”
“Quindi non sono 10 minuti ma 30 e purtroppo il colore ha dei tempi di posa che non stabilisco io.”

“Sì ma voi non potete fare così, non se ne può più!”
“Quindi devo cancellare l’appuntamento?”
“No no, vengo.”
Morale della favola: non si è presentata.