È un pomeriggio come tanti al supermercato: caldo soffocante fuori, aria condizionata dentro che funziona quando vuole lei, clienti che vagano tra gli scaffali come anime in cerca di senso. Io sono alla cassa, nella mia postazione, dove vedo passare di tutto: persone, drammi, frutta troppo matura e storie di vita che non ho chiesto.

E poi… lei.

Arriva con passo deciso, brandendo una confezione di pancetta a cubetti gonfia come un palloncino da festa di compleanno. La posa sul nastro con l’aria di chi sta per presentare un reperto extraterrestre.

“L’ho comprata la settimana scorsa” dice, già sulla difensiva, “non l’ho usata subito… oggi l’ho presa e ho visto che è diventata così.”

Mi passa lo scontrino. Dello stesso periodo in cui gli antichi Egizi costruivano le piramidi, più o meno: 10 giorni prima.

Io guardo la pancetta, guardo lo scontrino, guardo lei. Dentro la mia testa sento la voce della logica che piange disperata.