Lavoro alla Coop come cassiera, e chiunque abbia mai lavorato in un supermercato sa che la cassa non è stare seduti otto ore a passare codici a barre. Nei momenti morti fai altro: sistemi gli scaffali, riporti la roba fuori posto, dai una mano in magazzino, controlli le offerte, recuperi i carrelli abbandonati con dentro mezzo reparto ortofrutta dimenticato dall’umanità.

Ieri pomeriggio era uno di quei momenti stranamente tranquilli. Nessuno in fila, silenzio quasi inquietante, musica di sottofondo che sembrava uscita da un ascensore anni ’90. Quindi lascio la cassa due minuti e vado in magazzino a prendere delle confezioni da ricaricare.

Sto lì dietro che sposto scatoloni, quando all’improvviso sento dagli altoparlanti del negozio:

“CASSAAAAA!”

Mi fermo.

Alzo la testa.

Silenzio.

Poi di nuovo:

“CASSA, C’È GENTE!”

Ora, la cosa strana non era la chiamata in sé. Le chiamate al microfono succedono continuamente. Il problema è che quella voce… non era di nessuno dei miei colleghi.

Non era il direttore.
Non era la responsabile.
Non era il ragazzo del reparto pane.