AUTODENUNCIA
Sono appena stata al Pronto Soccorso Ortopedico dopo una bella distorsione alla caviglia fatta in palestra.
Classico movimento stupido: un salto, atterro male… crack morale prima ancora che fisico.
Arrivo lì zoppicando, dignità sotto il minimo sindacale.
Mi fanno accomodare, mi sdraio, arrivano le infermiere e iniziano a fasciarmi la gamba con una velocità e una sicurezza che io posso solo sognare quando provo a mettere un cerotto.
Io sono concentratissima sulla caviglia, tipo ipnosi:
“Non guardare, non sentire, non esistere.”
Nel frattempo entra il medico.
“Serve il certificato di malattia per il lavoro?”
Silenzio.
Io convinta che stia parlando con qualcuno dietro di me, tipo un’altra paziente, un collega, un’entità invisibile… chiunque, ma non me.
Il medico riprova:
“Le serve?”
Io: sempre muta. Ma proprio muta muta. Neanche un cenno, niente.
Sembro un quadro.
Il medico, terzo tentativo:
“Quindi glielo faccio?”
E lì… click.
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