Lavoro come receptionist notturno in un hotel. Di notte succede di tutto: gente che arriva a orari improbabili, richieste strane, clienti mezzi addormentati che confondono le stanze… ma quella sera ha superato ogni limite.
Erano circa l’una e mezza quando un ragazzo, uno degli ospiti, scende alla reception con aria un po’ frustrata. Mi fa:
“Scusa, ma non riesco a far partire il microonde in camera. Puoi venire a vedere?”
Io rimango un attimo in silenzio. Microonde? Nelle camere? So benissimo che il nostro hotel non ne ha. Nemmeno uno. Penso che magari abbia confuso qualcosa, tipo il minibar o il bollitore. Così gli dico con calma:
“Guarda che in camera non ci sono microonde…”
Lui però insiste, serissimo:
“No no, c’è. Vieni, ti faccio vedere.”
A quel punto la curiosità prende il sopravvento. Lo seguo fino alla sua stanza. Entriamo, lui va dritto verso l’armadio, lo apre e, con tutta la sicurezza del mondo, indica la cassaforte.
“Io l’ho messo lì dentro,” dice.
“Io cosa?” chiedo.
“Il pollo. Dovevo scaldarlo.”
Silenzio.
Lo guardo. Guardo la cassaforte. Torno a guardare lui. Sto cercando disperatamente di capire se mi sta prendendo in giro, ma è completamente serio.
“Quella… è una cassaforte,” gli dico.
Lui mi guarda, poi guarda la tastiera numerica, poi di nuovo me:
“Sì, ma ha i numeri. Pensavo fosse digitale… tipo impostavi i minuti.”
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